La felicità va allenata

La felicità; tutti la cercano e tutti la vogliono. Non molti sanno però, che la felicità è una vera e propria competenza, e come tale va tirata fuori, coltivata ed allenata nel corso del tempo. La felicità rientra nella categoria delle cosiddette competenze positive e, in quanto tale, la si può imparare e costruire. Essere felici è una costruzione che si ottiene mediante tanto allenamento e con la giusta dose di informazioni.

La scienza della felicità

Per scienza della felicità si intende tutta quella serie di discpline scientifiche che, mediante le attività empiriche e di ricerca, hanno dimostrato l’esistenza della felicità, intesa come competenza che si può acquisire nel tempo, allenare e migliorare. La felicità come competenza però è distinta dalla felicità come emozione, in quanto l’emozione è per sua natura fuggevole, di breve durata, mentre la felicità come competenza è un progetto duraturo che persiste nel tempo, anche grazie al tempo che gli si dedica.

I primi passi

Per quanto riguarda le prime fasi dello sviluppo della felicità come competenza c’è bisogno di ristrutturare tutta la concezione della propria vita. In primo luogo, tutto dovrà partire dal cervello, il fulcro delle nostre sensazioni, emozioni, ma anche del nostro raziocinio. Dal cervello dovrà partire un’ampia gamma di riprogrammazioni per incanalarsi nel percorso della felicità, da programmare giorno dopo giorno. Sostanzialmente, secondo gli esperti, non esiste una felicità che perveniene solo da fonti esterne come la fortuna o il fatalismo o interne come le questioni genetiche. Anzi, la felicità, partendo dalle basi, ossia dal cervello, può essere “programmata”. Un tale approccio alla vita, permette poi, anche di affrontare quei momenti che felici non sono, reagendo al meglio e schermando gli effetti collaterali.

I principi cardine

Positività, benessere, cooperazione, relax. Sono queste le parole chiave che rappresentano i principi cardine su cui si fonda l’esercizio della felicità come competenza. A prescindere dal fatto che, il caso in oggetto sia una realtà familiare, un’azienda, una scuola o un ospedale, questi principi fondanti sono la base. Praticamente, una volta assimilati tali principi, si procede verso quel cambiamento culturale utile, affinchè si accresca nelle competenze della felicità. D’altronde è scientificamente provato che il cervello, sottoposto a stimoli e sensazioni positive, produce dopamina ed endorfine, ma anche serotonina e ossitocina, naturali regolatori dell’umore che mettono in connessione le persone. Nel concreto, una persona che è sottoposta a stimoli positivi, avrà più facilità a ricordare, in quanto la dopamina e le endorfine stimolano i centri dell’apprendimento e quindi, è anche più facile imparare e stimolare ragionamenti e intuizioni.

La felicità non sta negli obiettivi

Secondo gli esperti, la felicità va appunto coltivata giorno dopo giorno. La frustrazione che interessa la società moderna è dovuta in parte al continuo inseguimento della felicità, individuata spesso negli obiettivi da raggiungere. Spesso ci si pone qualche obiettivo che, per un motivo o per l’altro non si raggiunge e questo genera frustrazione. Al contrario, gli esperti ritengono che la felicità non consista nel nutrire aspettative per il futuro, quanto piuttosto nel costruire, giorno dopo giorno le sensazioni positive che danno vita alla felicità.

Felici non si nasce, si diventa

Si tratta di una convinzione molto comune: felici si nasce. Secondo molti infatti vi è una predisposizione innata, genetica alla felicità. In realtà questa cosa è stata smentita dagli esperti. Sostanzialmente gli elementi che, sinergicamente generano la felicità agiscono in maniera differente. Una piccola parte, circa il 10% della componente è derivata da fattori esterni alla persona, mentre il 50% è dovuto a fattori genetici. Esiste tuttavia l’altro 40% di elementi che compongono la felicità che nulla hanno a che fare con la genetica. Questo fattore è fortemente influenzato dai comportamenti e dalle azioni dei singoli. Sembra infatti che, mediante dei veri e propri esercizi che agiscono a livello neurobiologico, si può cambiare l’impostazione del proprio cervello. Ne consegue che, anche chi parte con una situazione sfavorevole geneticamente può migliorare il proprio approccio alla vita ed alla felicità.

 

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