Bambini, anziani e diversamente abili: i contesti operativi della clownterapia

Quando si parla di clownterapia ci si riferisce alla Terapia del sorriso. Si tratta perciò di pratiche svolte da clown formati appositamente per l’ambito sociosanitario col fine ultimo di provocare sorrisi nei pazienti degli ospedali, delle case di cura, dei centri specializzati, nei bambini degli orfanotrofi, delle case famiglia e nelle persone dei centri di accoglienza.

Ciò perché è stato dimostrato da molteplici studi che sorridere comporta innumerevoli benefici per gli individui, benefici che risultano ancor più positivi nei soggetti con problematiche di varia natura, soprattutto legate all’ambito sanitario. Assieme a essi ne giovano coloro i quali stanno loro accanto: familiari, amici, conoscenti, persone in visita.

I contesti operativi

Il Clown Dottore, figura specializzata per la clownterapia, agisce in vari contesti. È ovviamente semplice immaginarlo a contatto coi bambini. Infatti l’applicazione della Terapia del sorriso è largamente diffusa principalmente negli ospedali pediatrici. Ciò perché arrecare un sorriso ai bambini è più immediato, ovviamente necessario e particolarmente semplice. Una persona travestita e truccata eccentricamente, pronta a giocare, è indubbiamente un paradiso per i piccoli pazienti, che reagiscono attivamente, con grande coinvolgimento ed enorme resa.

Ma il contesto operativo di questo specifico operatore socio-sanitario specializzato non si limita soltanto ad ausilio per la pediatria. Il suo fine può essere infatti ampliamente perseguito anche nei confronti di altri destinatari.

È per l’appunto stato studiato che il lavoro del Clown Dottore è enormemente significativo anche nei confronti di adulti, di anziani e di persone con disabilità di varia natura. Ancor più è stato provato che i contesti in cui applicare la clownterapia sono davvero vasti. L’ambito sanitario è ritenuto ovviamente gran parte del locus in cui agire, ma assieme a esso risultano necessitanti e con risultati riscontrabili anche luoghi in cui vi sia un forte disagio sociale e anche quelli in cui il disagio si presenta in ambiente scolastico.

Casi concreti

C’è, a riprova, un famoso clow, Miloud Oukili, dell’associazione Handicap International, divenuto un simbolo importante di altruismo e dedizione. L’uomo ha girato la Romania in una missione umanitaria diffondendo il potere delle clownerie e regalando sorrisi laddove è necessario farlo. Lavorando per strada ha compreso la necessità di aiutare i bambini e le persone in difficoltà, vivendo la difficoltà in propria persona, dopo averla fatta sua per affezione nei confronti dei più bisognosi. Miloud Oukili ha deciso perciò di far nascere la Fondazione Parada. A Oukili si sono uniti una sessantina di ragazzi e ragazze, che hanno scelto di formarsi adeguatamente per calzare la figura di clown in giro per le strade più necessitanti del mondo. La compagnia si esibisce anche in spettacoli, i cui fondi vengono destinati ad aiutare i meno fortunati che, come ben sa Oukili, vivono nei tombini di Bucarest, nutrendosi di colla e mantenendosi vendendo droga.
La Fondazione ha raggiunto una rinomanza così vasta che l’associazione italiana COOPI, dal 1998, ha deciso di sostenerla economicamente dedicandole molteplici eventi, raccolte fondi e spettacoli, destinandole gli introiti.

Tornando al nostro Stivale, in un centro salesiano di Arese, ad esempio, nel 1979 sono nati i Barabbaís Clown dal clow Bano. Quest’ultimo è convinto che il clowning sia capace di liberare i ragazzi dall’isolamento, facendoli interagire e portandoli pian piano a creare relazioni nuove. E pare proprio che abbia ragione e delle sue tesi ha convinto un bel gruppo di persone, che si sono messe in gioco in prima persona.

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