Lo sport è importante nella crescita dei bambini

I benefici dello sport sulla salute, sono noti a tutti. Fare attività fisica fa stare bene sia il corpo che la mente, dato il rilascio di endorfine che contribuiscono alla sensazione di benessere. Inoltre, l’attività sportiva è un vantaggio fin dai primi anni di vita: lo sport è determinante nella crescita del bambino, sia per il suo sviluppo intellettivo, sia per il miglioramento delle attitudini sportive. Altri aspetti positivi nello sport per i bambini sono relativi ad una migliore gestione degli spazi, all’equilibrio ed alla formazione fisica.

 

Il sano sviluppo dei bambini

È ormai acclarato che lo sport sia positivo per i bambini. In sostanza l’attività fisica contribuisce ad uno sviluppo sano per i piccoli e previene numerosi problemi che potrebbero insorgere in futuro. Lo sport per i piccoli è universalmente riconosciuto per i suoi effetti benefici, tanto da essere considerato un diritto fondamentale dalle Nazioni Unite. Questo perché i vantaggi sono tanti nelle fasi cruciali della crescita; vantaggi che accompagnano il piccolo fino all’età adulta. Lo sport crea armonia, serenità e benessere, sia fisico che intellettivo. I bambini sportivi vantano un corpo più forte, ma migliorano anche nello stare con gli altri, accrescendo valori come la lealtà, la fiducia in sé stessi, il rispetto ed il gioco di squadra.

 

I benefici sulla salute

È molto importante che i bambini pratichino un’attività fisica con regolarità, sin da piccoli. Lo sport praticato con costanza, aiuta a rafforzare le ossa, tiene sotto controllo il peso e migliora la circolazione. Anche il sistema immunitario migliora, uscendone più rafforzato. Va da sé che,nell’età adulta, il bambino sportivo avrà una muscolatura più robusta, migliore capacità di coordinazione, equilibrio, elasticità, forza e resistenza; tutti elementi che non apparterranno facilmente a chi non ha praticato sport. Come se non bastasse, va detto che lo sport previene notevolmente l’obesità, accelerando il metabolismo e correggendo le eventuali cattive abitudini alimentari. Infine, si può dire che lo sport è un’ottima arma per combattere altre cattive abitudini, tra cui la sedentarietà che porta il piccolo a stare molte ore sul divano davanti alla TV.

 

Lo sport migliora le relazioni

Come già detto, lo sport comporta numerosi vantaggi anche nello sviluppo di attitudini relazionali come il rapportarsi con il prossimo, fidarsi degli altri e di sé stessi. Queste caratteristiche si acquisiscono maggiormente durante l’infanzia, ed è grazie allo sport che si possono accrescere questi tratti determinanti nella formazione della personalità. D’altronde l’attività sportiva è un momento di condivisione per eccellenza, ed è per questo che le capacità di socializzazione ne escono sicuramente accresciute. Dialogo, altruismo, fratellanza  e risoluzione dei conflitti, possono essere solo alcuni degli stimoli che derivano dall’attività regolare nello sport. Se poi, lo sport è di squadra, il bambino impara in poco tempo ad abbattere le differenze e mettere da parte gli individualismo, accrescendo capacità come il gioco di squadra, che potrà tornargli utile da grande.

 

Organizzazione e rispetto delle regole

Per certi versi, chi pratica uno sport è sottoposto ad una disciplina: una serie di regole da seguire ed a cui attenersi per praticarlo al meglio. Di conseguenza, il bambino che pratica quel determinato sport sarà portato ad avere migliori capacità di attenersi a delle regole. Questo può costituire un valido aiuto, perché imparando la disciplina potrà avere migliori attitudini ad accettare i canoni della società. Il bambino infatti, impara in fretta le regole di quello sport e le applica alla lettera. Questo lo porterà incondizionatamente ad un maggiore rispetto verso le istituzioni scolastiche, familiari e così via.  Inoltre molti vantaggi si riscontrano anche nelle capacità di organizzazione. In genere infatti, lo sport conferisce al bambino ottime capacità di metodo e ragionamento. Infine, lo sport aiuta molto anche nell’apprendimento, grazie soprattutto alla pratica agonistica, che porta allo sviluppo dello spirito di competizione, attitudine che spinge il bambino a migliorarsi costantemente. Con lo sport poi, il bambino capisce l’importanza dello sforzo e dell’impegno; capirà quindi che è solo grazie al proprio impegno ed alla propria dedizione, che si raggiungono gli obiettivi prefissati.

Il valore di Babbo Natale per i bambini

Per i bambini, il Natale è un momento magico, il più atteso dell’anno. I regali, le luci, le feste, rappresentano in toto, la magia di quei momenti che tanto piacciono ai bambini. Ma ciò che i bambini aspettano più di ogni altra cosa del Natale, è la magica figura di Babbo Natale, il vecchio barbuto vestito di rosso che porta doni a tutti i bimbi del mondo. Questa attesa, e quella sorta di affetto che i bambini provano nei confronti di Babbo Natale, rappresentano un valore notevole che si inserisce in una serie di vere e proprie ritualità, che si estendono ad ampio raggio, tramandate dagli adulti ai bambini piccoli.

 

Il Babbo Natale nell’immaginario dei bambini

La figura di Babbo Natale è molto importante nello sviluppo dei bambini, proprio per l’alone di mistero che si cela dietro tale figura. Il bambino è stimolato così ad immaginare l’uomo barbuto, nei suoi tratti fisici e negli aspetti caratteriali. Un punto che si rivela determinante anche nella creatività, dato che il piccolo sarà portato a porsi e a porre domande su Babbo Natale. Chiederà dell’aspetto fisico, della personalità, e dei modi per scrivergli. Questa curiosità va poi incanalata nel modo giusto, nel senso che bisogna poi spiegare al bambino che ogni cosa ha il suo tempo, così come l’attesa dei regali. Questo fa capire al piccolo che in alcuni aspetti esiste una volontà esterna, verso la quale non si ha alcun potere.

 

Il valore di Babbo Natale

La creazione dell’attesa non è l’unico elemento che gira intorno alla figura di Babbo Natale. Non bisogna dimenticare infatti che, l’uomo in rosso porta i doni solo ai bambini che si sono comportati bene durante l’anno, quindi oltre ad essere un uomo generoso è anche un giudice severo. Per questo motivo, l’attesa di Babbo Natale è anche un motivo che spinge i bambini ad autodisciplinarsi, in funzione di un premio finale che è rappresentato dai doni che ha richiesto nella letterina. Per il resto invece, la figura di Babbo Natale è rappresentativa dell’amore incondizionato. Con tale figura, in cui il piccolo crede ciecamente, si sente protetto ed amato. Una figura che non si fa vedere: i bambini non hanno bisogno di vedere Babbo Natale per crederci; sanno bene che i figuranti nei centri commerciali non sono il vero Babbo Natale, perché lui è capace di non farsi vedere, ma di regalare comunque gioia a tutti i bambini.

 

Babbo Natale ed il trauma

Secondo alcuni esperti, quando i bambini scoprono che Babbo Natale non esiste, possono  incorrere in veri e propri traumi. Anche se non sono tutti concordi su questo punto, possiamo dire con certezza che sicuramente, quando tale scoperta avviene troppo presto, i piccoli ci rimangono male. Prima o poi lo scopriranno ma qui, il ruolo del genitore può essere determinante nel farglielo scoprire. Certo, perché ad un certo punto i piccoli sollevano dei dubbi su Babbo Natale, sulla sua esistenza e sul fatto stesso che un uomo barbuto possa compiere mirabolanti imprese con la sua slitta volante. In quel caso, non bisogna essere drastici, ma accompagnare il piccolo verso la risoluzione del dubbio.

 

La favola di Babbo Natale

Quindi, che cosa bisogna fare? È giusto raccontare ai piccoli dell’esistenza di Babbo Natale, o è considerata una bugia deplorevole? Qui gli esperti si presentano divisi. Alcuni sostengono che raccontare ai bambini di una figura che non esiste, è una bugia terrificante, che può mettere addirittura in discussione la credibilità dei genitori, nella percezione del bambino. Secondo altri invece, Babbo Natale, la sua favola, l’attesa e l’immaginazione, contribuiscono alla creazione di un forte legame familiare. Quello di Babbo Natale è un vero e proprio mito che va alimentato almeno finchè il bambino non è abbastanza grande da capire il fatto che non esista. Certo, può provare rabbia e dolore al momento della scoperta, ma questi sentimenti e questo tipo di sconfitta saranno un po’ da allenamento per le sorprese della vita.

Decorazioni natalizie da fare con i bambini

La  magia del Natale è ormai alle porte. Le luci, le decorazioni, l’albero di Natale e i regali, contribuiscono largamente alla creazione di quel clima magico e familiare, atteso da tutti ma soprattutto dai più piccoli. Sono loro i protagonisti assoluti nella celebrazione del Natale: sono i piccoli che ci tengono a prendere parte agli addobbi, alle decorazioni ed all’impacchettamento dei regali. Proprio per questo, una delle cose più interessanti da fare, per catturare l’attenzione dei bimbi, è quella di impegnarli in lavoretti di decorazioni natalizie per abbellire la casa. Un’attività che funge da stimolo per la creatività e lo spirito artistico dei più piccoli. Ecco una serie di suggerimenti.

 

Il Babbo Natale

Per realizzare il Babbo Natale personalizzato basta davvero poco: qualche bastoncino, del cartoncino e della lana.  Con i bastoncini si crea una base triangolare, sulla quale si pone il cartoncino ritagliato a forma del cappello di Babbo Natale. La lana invece, serve a formare la barba; qui i filamenti  vanno intrecciati per rendere l’idea di una barba più realistica. Tale lavoro può essere svolto tranquillamente dai bambini, sotto la supervisione di adulti.

 

Angioletto di pigna

Un’ottima decorazione da appendere sull’albero di Natale. L’angioletto fatto con le pigne è uno dei più bei lavoretti da fare in compagnia dei bambini, ed è di sicuro stimolo creativo. Per prima cosa c’è bisogno ovviamente di recuperare delle pigne, possibilmente di una forma tondeggiante. Successivamente si incolla la pigna ad una base, preferibilmente di legno o sughero e si prosegue con la decorazione. La testa dell’angioletto sarà formata da una palla di tessuto, che può essere sostituito da un pezzo di legno di forma similare o un batuffolo di cotone. Poi,tocca disegnare: con un pennarello si possono disegnare gli occhi, la bocca e qualche altro dettaglio dell’angioletto. La lana, possibilmente gialla, servirà a formare i capelli, ed un fiocco posto alle spalle della pigna, darà l’idea delle ali.

 

Biglietti d’auguri fatti in casa

Ancora più semplice, può essere stimolare la creatività dei bambini creando biglietti di Natale, unici e particolari. Basta un cartoncino come base, qualche decorazione come glitter, brillantini, o timbrini, per accendere la magia. Infine poi, largo spazio a pennarelli, pastelli e tutto quello che la mente dei bambini riesce ad assemblare. Il risultato sarà sicuramente efficace, ed in più i bambini si saranno divertiti tantissimo.

 

Palline di Natale

Da appendere all’albero di Natale, o da regalare ad amici e parenti, le palline di Natale fatte in casa possono essere un bell’oggetto, che al tempo stesso rilassa e diverte i bambini. Anche in questo caso c’è bisogno davvero di poco: acqua, colla vinilica, palloncini e spago di vari colori. Per prima cosa la colla vinilica va diluita nell’acqua; poi si procede a gonfiare i palloncini, fino alla dimensione delle palline di Natale. Poi si avvolge lo spago, precedentemente imbevuto di colla ed acqua intorno ai palloncini. Una volta asciugato il tutto, bisogna far scoppiare il palloncino: il risultato finale saranno delle palline del tutto originali.

 

Pupazzetti di neve

Non si parla del classico pupazzetto realizzato con la neve nei giardini innevati, quanto piuttosto della sua riproduzione fatta con cartoncino e forbici. Sostanzialmente sono questi gli unici due elementi necessari per la realizzazione di simpatiche decorazioni a forma di omino. È necessario disegnare su un cartoncino bianco i contorni del pupazzo, gli occhi e i dettagli. dopodichè, armati di forbici, i bambini dovranno solo ritagliare e scegliere dove appendere l’omino di neve appena realizzato.

 

Alberelli di Natale in sughero

Altra idea innovativa e creativa per stimolare i più piccoli è quella di realizzare insieme a loro, alberelli con tappi di sughero. Per farlo c’è bisogno di tanti tappi di sughero; infine basta semplicemente lasciare che i bambini ne decorino le estremità del colore e nel modo che preferiscono. In alternativa si possono usare anche delle spillette o dei motivi glitterati. Dopo la decorazione basterà incollare insieme tutti i tappi, a formare proprio il classico abete di Natale.

Che significano i clown in sogno

A volte può capitare di sognare clown. Cosa vuol dire? È un segnale chiaro o una semplice casualità? Non tutti sono d’accordo sul perché questo accada. Secondo alcuni, il clown in sogno è simbolo di allegria e giocosità, mentre per altri, la figura del pagliaccio incarna inquietudine, ansia e timori non espressi da sveglio. La cosa sicura però, è che alle spalle di questa figura emblematica, che suscita delle paure nei più piccoli, si cela spesso un significato recondito.

 

Il sogno del clown

Avere dei clown in sogno è un fenomeno che può interessare tanto i bambini quanto gli adulti. Nel caso degli adulti, questo tipo di viaggio onirico porta immediatamente la mente all’infanzia, ai momenti della giovinezza. Tuttavia non bisogna dimenticare che i sogni sono prodotti complessi della mente umana ed è per questo che non necessariamente, le figure riprodotte durante il sonno siano attribuibili ad immagini positive o comunque rispondenti a quella che è la realtà. I buffi personaggi col volto dipinto e gli abiti eccessivi, portano sia al ricordo di immagini allegre, ma talvolta la  loro figura è legata anche a fatti di cronaca spiacevoli.  Spesso infatti, dei criminali hanno avuto modo di camuffarsi come i clown del circo per preservare l’anonimato e questo fa passare la figura del pagliaccio, nell’ambito mentale, come un qualcosa di pericoloso e inaffidabile. Il tutto viene elaborato dalla mente e quel sogno può rivelarsi non molto piacevole.

 

L’elaborazione mentale

Spesso i bambini sviluppano una paura dei clown. Questa è dovuta alla diversa percezione che la mente ha, di una figura ambigua, mascherata e goffa. Questi aspetti provocano un senso di inquietudine nel bambino, alimentato anche da rappresentazioni di clown utilizzati nella narrativa horror, in film come “It”, il pagliaccio assassino. Per tutti questi motivi, l’immagine del clown che appare in sogno è quasi sempre negativa, legata a motivi di sfiducia ed ansia. Tuttavia, se ci si chiede, se a questa immagine venga attribuito un significato premonitore, questo non è al momento acclarato.

 

Il simbolo del clown

Sicuramente il personaggio del clown, così come si presenta nei sogni, è  decisamente bistrattato. Nato anticamente come figura di antitesi ai regnanti, come segno di protesta portata alle estreme conseguenze, simbolo di presa in giro per l’ordine costituito, è stata successivamente destinata ai circhi ed alle feste. Tuttavia, se i sogni delle persone sono così angoscianti, vuol dire che questa percezione originaria è del tutto svanita. Sostanzialmente l’inquietudine nasce dal fatto che si crea, nella mente umana, una frazione netta tra l’intento originario del clown, ossia creare ilarità, con il suo aspetto, eccessivo e mascherato. D’altronde i casi di cronaca, i film e la narrativa horror, hanno infarcito l’immaginario di persone mascherate da clown che compaiono all’improvviso, generando paura con un sorriso poco rassicurante. Questo genera quella paura nelle persone che li sognano.

 

Il significato del clown in sogno

Certo, è chiaro che molto dipende dallo stato d’animo del soggetto che sogna. Sicuramente se non ci sono paure o ansie particolari nell’inconscio, né tantomeno pensieri traumatici, può essere che quel sogno specifico, di un clown sia relativo ad immagini positive. Nella maggior parte dei casi però, la mente ha sempre qualcosa da nascondere nell’inconscio, ed è per questo che il sogno dei clown è più spesso negativo. Secondo gli esperti, il clown in sogno rappresenta delle energie rinnegate, ossia, dei flussi di ricordi che il sognante non accetta. Essi si presenterebbero quindi sottoforma di clown per essere finalmente ricordati. In sostanza, questa figura agisce direttamente sul sé della persona che sogna, andandosi ad imprimere. Questo genera normalmente emozioni negative. Infine, va tenuto presente anche l’aspetto caratteristico del clown, quello del generare ilarità, con atteggiamenti goffi ed ambigui. Quindi un’assenza totale di regole ufficiali; questo può indicare una paura che si ha nell’affrontare un qualcosa o qualcuno privo di regole.

arcobaleni

Gli arcobaleni del clown

Vi siete mai chiesti dove va a finire l’arcobaleno?

Io sì, ogni volta! Ogni volta che con il naso all’insù lo guardo: quel ponte, che è una cosa delle cose più magiche che ci siano; immagino una grande mano che pennella il cielo quando è stufa di vederlo grigio, poi immagino che con un pennello zuppo di colore salga salga su, fino a… forse ad un punto che non è accessibile al nostro sguardo, o si tuffa nelle nuvole, o magari il colore finisce, lasciando incompleto quel ponte fatto della sostanza del vento, del colore della fantasia!

Lo guardo e immagino che sapore abbia…

Sono certa che come me avrete immaginato di scivolare lungo i suoi colori, restandone impiastricciati, e scivolando a pancia in giù, di tuffarvi con la bocca aperta come in un piattone di panna colorata! Avrà sapore di buono, mi chiedo, o porta con sé l’amaro della pioggia? Poi lo guardo ancora e ogni volta controllo che i colori stiano al loro posto, aspettandomi tutte le volte che quella mano gigante ci sorprenda e mischi i colori o li lasci gocciolare giù, su di noi!

Ve la immaginate una pioggia battente di colori? Anche i più distratti se ne accorgerebbero, anche chi non alza lo sguardo all’arcobaleno, chi non lo vede neppure riflesso nelle pozzanghere, chi procede con gli occhi bassi sulla punta delle scarpe, non potrebbe non accorgersi di secchiate di colore venire giù dal cielo: l’arcobaleno si scioglie, e goccioloni di rosso, giallo, verde… diventano fiumi per le strade, e ci si guarda l’un l’altro non riuscendo a trattenere la risata, nessuno apre l’ombrello, ognuno si lascia travolgere da questa pioggia di colore, e chi lo apre lo fa per sedercisi su e scivolare lungo le discese diventate torrenti variopinti!

Chi cammina con le braccia sollevate e i palmi delle mani aperte rivolti verso il cielo a voler prendere tutto il colore che si può, chi corre per lasciarsi prendere da goccioloni di vari colori, chi gira vorticosamente su sé stesso per ritrovarsi dipinte addosso spirali arcobaleno, chi saltella per diventare tutto a pois, e poi, come non riempirsi le mani di colore e schizzare qua e là, nessuno “se la prende”, nessuno “mette il muso”, a nessuno importa di sporcarsi, perché ci si sta colorando d’arcobaleno! Accadrà prima o poi? E chi lo sa! Io ci spero ogni volta che piove!

Ma nel chiedermi dove vada a finire l’arcobaleno, nel provare certe volte a camminare per provare a seguirlo, a mettermi sulle punte dei piedi per scoprire dove termina la sua corsa, nell’immaginare che dall’altra parte ci sia qualcuno che col naso all’insù, esattamente come me, si stia chiedendo la stessa cosa, ho pensato che forse non sapremo mai dove va a finire l’arcobaleno, ma che la vera scoperta è da dove parte, da dove nasce l’arcobaleno!

Perché in certe giornate di pioggia la differenza la fa scegliere di camminare guardando la punta dei piedi o col naso all’insù, perché se anche l’arcobaleno dipinge il cielo, in certe giornate di pioggia i nostri occhi sono incapaci di vederlo, perché nelle giornate di pioggia, quando il freddo lo senti dentro, quando le lacrime si confondono con la pioggia, quando non c’è ombrello che ti possa impedire di bagnarti, quando il vento ti prende a schiaffi e tu procedi senza la forza di proteggerti, quando è lo sguardo ad essere velato di grigio…

In quelle giornate comprendi che conta da dove nasce l’arcobaleno, l’arcobaleno nasce dal nostro sguardo capace di colorare il grigio che ci soffoca, perché l’arcobaleno è quel respiro di speranza che la pioggia stia per finire, è il sorriso rovesciato che cerchiamo nonostante tutto!

L’arcobaleno lo vedi quando ce l’hai dentro, l’arcobaleno è nei più devastanti temporali! Io ho imparato a vederlo, ho imparato a cercarlo col naso all’insù, ho imparato a catturarlo, ho imparato a dipingerlo…

Anche quando non c’è, e l’ho imparato col naso rosso, il naso rosso è il prisma attraverso cui guardare la pioggia, il naso rosso è il motore al sorriso, lo slancio a colorare il cielo, a colorare le pozzanghere in cui certe volte inciampo! Il naso rosso è lo sguardo color arcobaleno, lui mi ha dato la chiave per leggere il mondo e decodificare il dolore, per rileggere la disperazione, per scrivere la speranza, per dipingere la meraviglia della vita…

Per riderci su e, quando proprio non si può, per vederci dentro un sorriso che …tornerà!

Di Clown Frangetta

Perché ai bambini piacciono gli animali

I bambini e gli animali: un legame che va avanti da sempre. I bambini sono notoriamente attratti dagli animali, ed amano stare all’aria aperta e giocarci. Per loro è un momento di confronto e di scoperta, ma anche una bella occasione di dare luogo a tutte le cose già imparate su quegli animali. Un vero e proprio amore, che ha origine nell’infanzia dei piccoli ed è bene che prosegua anche negli anni successivi, imparando a relazionarsi con rispetto verso gli animali ed a  non maltrattarli.

 

Alle origini di una passione

L’amore dei bambini per gli animali è quanto di più squisitamente istintivo ci sia. I piccoli amano istintivamente gli animali, è vero; ma anche le immagini che i bimbi stessi si sono fatti degli animali, contribuiscono ad accrescere questo amore. Bisogna dire infatti che sin dalle prime fasi di vita, i piccoli crescono con delle immagini di animali. Le trovano dappertutto: ci sono animali nei sonaglini posti sulla culla; ci sono animali sulle coperte, sui box e sui pigiamini; ci sono animali nei cartoni animati, sulle scatole di cibo e così via. Per questo  motivo, la mente dei bambini comincia ad elaborare, e si figura delle immagini di quegli animali. Quindi, appena il piccolo entra in contatto, dal vivo, con l’animale in questione, manifesta tutto il suo entusiasmo e la sua voglia di conoscere da vicino l’animale delle sue fantasie.

 

Le prime fasi: a casa e a  scuola

La formazione della personalità avviene all’interno delle mura domestiche. Questo vale anche per la passione per gli animali. Sono i genitori talvolta a generare la curiosità nei piccoli. Quando ancora non sono in grado di pronunciare le prime parole, è la mamma che indica al piccolo ogni singolo animale, nominandolo e sperando che il bimbo proferisca parola. Poi ci sono le favole, che i genitori leggono ai bambini. Spesso i protagonisti, cui il bimbo si affeziona, sono appunto animali. Il tutto poi, prosegue a scuola, dove sono gli insegnanti a spiegare cose sugli animali, a mostrare le figure e le caratteristiche. Di conseguenza il bambino sarà sempre più appassionato al tema, e la sola vista di un uccellino o di un cane, genererà in lui una grande curiosità.

 

La passione per gli animali

Ad un certo punto poi, il bambino cresciuto, vede il culmine della sua passione per gli animali, ed è la classica fase in cui chiede ai genitori di adottare un animale. Talvolta questa, può essere un’occasione per i genitori per infondere nel piccolo un senso di responsabilità, invitandolo a prendersi cura dell’animale. Nella maggior parte dei casi si tratta di animali domestici come un cane, un gatto, ma anche criceti o coniglietti. Il bambino poi, instaurerà un rapporto del tutto unico e particolare con questo animale che sentirà definitivamente suo, e questo non fa che accrescere la sua passione per gli animali.

 

Avere animali migliora la comunicazione

È studiato che, chi ha a che fare con un animale, riscontra migliori capacità comunicative. Pare infatti che l’interazione stessa con l’animale, talvolta domestico, migliori gli approcci relazionali; pertanto, chi ha avuto un animale in casa sin da piccolo, dovrebbe essere più propenso a relazionarsi efficacemente con il prossimo. Altri studi invece, riguardano il rispetto degli animali e quello per il prossimo. Infatti da ciò risulta che chi ha un animale in casa, è cresciuto amando l’animale in sé, ed è più portato a prendersene cura, nonché sensibilizzato al rispetto per tutti gli animali. In sostanza gli animali, con il loro modo di essere sono un vero e proprio esempio di vita. Con semplici gesti, con spontanee ed incondizionate dimostrazioni di affetto ci dimostrano sentimenti buoni e validi principi, come la fedeltà, la lealtà ed il rispetto reciproco.

La timidezza non è sempre un ostacolo

Essere timidi? Non è necessariamente un ostacolo. Tutto sommato anche questa particolare modalità di rapportarsi al mondo esterno, è un tipo di socializzazione. Si sa, che l’opinione comune, tende ad attribuire alla persona timida, delle mancate o inesistenti attitudini relazionali. Spesso infatti, il timido di turno viene emarginato dalla cerchia comunicativa, dal gruppo sociale e dal contesto, perché ritenuto non in grado di interagire alla pari. Invece la verità è un’altra: la persona timida è sicuramente in grado di socializzare, ma con delle modalità diverse.

 

Che cos’è la timidezza?

La timidezza si definisce solitamente come un tratto caratteriale che si manifesta con l’eccessivo timore del giudizio degli altri. Ciò provoca continue sensazioni di inadeguatezza, e di conseguenza, difficoltà nell’interagire con il prossimo. Sostanzialmente la timidezza è un eccessivo sentimento di pudore, un timore che qualcuno possa vedere all’interno di sé. Con queste dovute premesse è bene distinguere la timidezza dalle carenze di autostima o con casi simili, ma attribuibili perlopiù alla fobia sociale o l’introversione. Tre aspetti che si manifestano nelle relazioni sociali e che possono manifestarsi singolarmente, ma possono anche coesistere.

 

Chi è  il timido

Solitamente si pensa che la persona timida sia quella di cui ci si dimentica, perché non partecipa attivamente alle conversazioni e non si mette in mostra. In realtà questa è una convinzione errata, in quanto è bene sapere che ci sono persone di successo che presentano questo tratto caratteriale. Attori, showman, ma anche politici di livello, che possono definirsi timidi, ma nulla ha impedito loro di farsi strada nel campo relazionale e professionale. Questo dimostra che la timidezza si manifesta diversamente se non coesiste con la scarsa autostima o con l’introversione. È sbagliato quindi pensare che la persona timida sia esente da sentimenti particolari, o incapace di condividere con gli altri, esperienze, racconti, aneddoti. Al pari di tutti, anche la persona timida ha cose da dire, anche più di altri, ma proprio per questo tratto caratteriale non riesce a farlo.

 

Quando si manifesta la timidezza

In genere i primi segnali che ci indicano un soggetto timido, si manifestano nel periodo dell’infanzia, quando si gioca con gli altri coetanei e si scopre il mondo. In altri casi invece, la timidezza si fa preponderante durante l’adolescenza, quando il giudizio altrui, diventa pressante, assieme al desiderio di essere accettati. L’infanzia in particolare, è il periodo in cui ci si aspetta che il piccolo scopra il mondo anche mediante il contatto con l’altro. In questa fase, il bambino timido si preoccupa maggiormente di quanto accade dentro di sé, piuttosto che considerare quanto accade al di fuori. In sostanza, va detto che lo sviluppo armonico del bambino, è tale quando il piccolo presenta un giusto equilibrio nel rapporto tra la sfera interiore e quella relazionale.  Il bambino però non è esente da sentimenti: i bambini timidi infatti, nutrono una spiccata sensibilità che gli permette determinate aperture in termini di relazione. Ci saranno dei bambini che riterranno il bambino timido affidabile, proprio per questa sua caratteristica e cercheranno di farselo amico. Questo genera un senso di sicurezza nel bambino timido che lo aiuta ad allargare la propria cerchia e la propria zona di comfort.

 

La timidezza è un ostacolo?

In conclusione si può pensare che no, non è un ostacolo. La persona timida, se non sussistono condizioni particolari come quelle sopra indicate, in cui i tratti caratteriali si fondono con problematiche esterne, il problema non si pone. La persona timida teme soltanto un giudizio, ma non è inibito nell’affrontare le sfide di ogni giorno. non eccessivamente almeno. Per questo si può sostenere che la timidezza non sia un ostacolo, ma piuttosto un valore. Si, perché questo aspetto del carattere non ha necessariamente carattere di negatività e magari, crescendo, il disagio causato dalla timidezza stessa, tende ad affievolirsi.

sguardo del clown

Te lo dico a modo mio… con lo sguardo del clown

La prima finestra in cui ti affacci la mattina è lo specchio, la finestra che ti apre all’orizzonte più sconfinato di qualunque altro panorama esistente, sconfinato si, indefinito e indefinibile! Sorprende “aprire” quella finestra, in cui ci aspettiamo di trovare sempre la stessa immagine, e ritrovarsi, invece, catapultati in un orizzonte talvolta sconosciuto a noi stessi!

Nello specchio ci aspettiamo di vedere il nostro riflesso, il profilo che ci illudiamo di saper delineare anche ad occhi chiusi, in realtà nello specchio a ben guardare c’è un oltre, c’è ciò che appare e molto di più!

Lo specchio non mente, lo fa il nostro sguardo nel fermarsi a quel fermo immagine che per un fugace attimo lo specchio intrappola, ma lo sguardo coraggioso coglie in quel riflesso il prisma che proietta le sue facce in quella finestra, ponendo noi stessi faccia a faccia con la nostra essenza!

Specchio specchio delle mie brame, diceva qualcuno, specchio specchio dei miei desideri, pensieri, paure, fragilità e forze, contraddizioni e certezze! Specchio specchio delle mie scelte, specchio specchio di ciò che sono, e se anche non ho approdato al porto di ciò che sono, so chi ho trovato nella ricerca di ciò che sono, e in quello specchio vedo me sì, vedo il mio viso cornice di una piccola sfera rossa, sì perché proprio al centro di quella finestra specchiante che si apre al mattino davanti a me la prima cosa che sbuca fuori è il mio naso rosso…

Anche se non lo indosso, perché nel mio riflesso più autentico lui è là, non è sul mio naso, è il mio naso!

E se nello specchio del mattino, di un mattino come tanti, nello specchio si specchia la mamma, la maestra, l’indaffarata, l’affannata, vestita e mascherata per le più svariate faccende, nel mio riflesso, nell’oltre che con coraggio il mio sguardo ha imparato a cogliere, nel riflesso delle scelte, della vera bellezza, dell’essenza: c’è lui il naso rosso…ci sono io… io clown!

Nel riflesso il naso rosso irradia la sua luce al mio sorriso e mi dà la chiave per sostenere nell’essere il prisma che sono, che ciascuno di noi è! Essere clown è aver aperto quella finestra, la finestra dentro, essere clown è vedere il naso rosso in ogni riflesso di sé, essere clown è conoscersi e riconoscersi nella parte più sorridente di sé!

Lo sguardo del clown è stato scritto da Clown Frangetta

Giochi con le carte per divertirsi con i bambini

I bambini amano le carte? È una domanda che, a un certo punto, durante lo sviluppo del bambino, capita di porre. Sicuramente i giochi con le carte possono essere un valido stimolo, soprattutto dal punto di vista intellettivo. In particolare i giochi con le carte sono da considerare un momento per sviluppare ed incrementare le capacità sociali, creando legami ed intessendo relazioni con coetanei e non. Inoltre, uno stimolo ulteriore per il bambino potrebbe essere quello di assaporare il calore familiare dato che, nella prima fase della vita di un bambino, questi giochi hanno luogo prevalentemente nell’ambito del proprio nucleo familiare. Per questo motivo è consigliabile far giocare i bambini con le carte, spaziando tra i vari giochi possibili. Eccone qualcuno.

 

Uno

Questo è uno dei giochi preferiti dai bambini: Uno. È il classico gioco per tutta la famiglia, in grado di dar luogo a partite ricche di enfasi e agonismo, che sicuramente divertiranno il  bambino. Le modalità di gioco sono molto semplici e la prima cosa che bisogna sapere è che il mazzo è composto da 108 carte di 4 colori diversi. Le suddette carte vanno mescolate ed ogni giocatore ne dovrà ricevere 7; le carte restanti vanno coperte al centro del tavolo di gioco. La partita inizia quando viene girata la prima carta del mazzo che andrà a comporre la pila degli scarti. I giocatori saranno quindi tenuti a giocare una carta dello stesso colore di quella appena girata, oppure lo stesso numero o simbolo. Se non ci sono carte utili se ne può pescare una dal mazzo e proseguire.  Chi alla fine del gioco si trova con una sola carta in mano deve gridare “uno” e vince chi riesce a liberarsi di tutte le carte.

 

Famiglia

Il gioco denominato “Famiglia”, conosciuto maggiormente come “Go Fish”, è un gioco di carte di derivazione americana. Le carte utilizzate sono simili a quelle del poker e le modalità di gioco sono particolari. Tutte le carte da gioco vengono distribuite ai vari giocatori, poi ogni giocatore, quando arriva il proprio turno è tenuto a chiamare uno degli altri giocatori e chiedergli la carta che gli serve. A questo punto, se quel giocatore chiamato ha le carte del numero richiesto deve consegnarle tutte; in caso contrario passa un turno. Il gioco termina quando sul tavolo sono stati formati tutti i poker e vince chi ne ha fatti di più.

 

Scala 40

Il classico gioco di carte in famiglia. Il successo di questo gioco è dovuto alla semplicità ed alla brevità delle partite. Servono due mazzi di carte francesi ed una buona memoria. Vince chi fa 40 punti, tenendo presente che le carte numerate hanno tanto valore quanto è grande il loro numero, quindi il 2 di picche vale 2 punti, il 5 vale 5 e così via. Le figure valgono 10 punti e l’asso varia a seconda della posizione.

 

Machiavelli

Molto simile alla Scala 40, il Machiavelli si distingue per una durata molto prolungata delle partite. Anche per il Machiavelli le regole sono semplici: ogni giocatore ha 13 carte in mano, ma non si scarta mai e si devono fare tris e scale come nella Scala 40.

 

Straccia Camicia

Un classico per gli amanti delle carte da briscola (napoletane o piacentine). Questo gioco è particolarmente indicato per i bambini più piccoli ed alle prime armi con i giochi da tavolo. Il mazzo di 40 carte viene distribuito tra i giocatori ed a turno si scarta una carta. Poi in presenza dell’Asso, del due o del tre, l’avversario deve scartare il numero di carte corrispondenti; se tra quelle non esce un altro Asso, o un due o un tre, il mazzetto degli scarti passa al primo giocatore che accumulerà così le carte. Vince chi rimane con tutte le carte.

 

Solitario

Anche se questo gioco non è sicuramente orientato alla socialità, insegnare ad un bambino come giocarci, può essere utile per farlo rilassare, con un gioco non troppo impegnativo, ma comunque stimolante. Esistono numerose varianti del solitario, ma il più indicato potrebbe essere “il fiore”. Questo gioco consiste nel disporre 12 carte napoletane in cerchio, scoperte e le restanti carte al centro, coperte. Poi bisogna scoprire una alla volta le carte al centro e se il numero o il simbolo di quella carta è uguale ad una presente nel cerchio, quella carta viene eliminata dal fiore. Il solitario finisce bene se si riescono ad eliminare tutte le carte.

 

 

medicina divertimento

La medicina non è divertente, ma c’è molta medicina nel divertimento

“La medicina non è divertente ma c’è molta medicina nel divertimento”.

È questo il motto dell’associazione “Teniamoci per Mano Onlus”, che oggi conta 600 clown volontari e che dal 2010 è impegnata attraverso la clownterapia a regalare gioia e sorrisi in circa 40 tra ospedali, case di riposo, strutture per bambini e per persone diversamente abili sparse su tutto il territorio nazionale.

Nata a Napoli da un’idea del fondatore Eduardo Quinto, Teniamoci per Mano ONLUS da piccola associazione di provincia è cresciuta rapidamente fino a diventare una realtà di rilievo nazionale ed è reduce dal successo della “Maratona del Sorriso” con quasi 50mila euro raccolti in tutta Italia per acquistare apparecchiature sanitarie destinate agli ospedali.

Indossare camice e naso rosso ed entrare nel fantastico e sorprendente mondo della clownterapia con Teniamoci per Mano ONLUS è semplice: basta frequentare il corso base tenuto da un formatore professionista, della durata di un fine settimana, in una delle città nelle quali l’associazione è presente. Sarà possibile così iniziare il proprio tirocinio della durata di 100 ore nelle strutture convenzionate, con il supporto costante di un clown tutor esperto. Teniamoci per Mano ONLUS tiene in grande considerazione l’aspetto formativo dei propri clown e prevede durante l’anno appuntamenti specifici nei quali i volontari hanno la possibilità di migliorare la propria tecnica per approcciarsi nel modo migliore alle varie tipologie di persone che potranno incontrare nel corso delle attività.

La ONLUS non gode di contributi pubblici e si sostiene unicamente attraverso donazioni private ed è per questo che ha appena lanciato la campagna basata sui “panettoni del sorriso” griffati Tre Marie che è possibile prenotare al numero 081-18759100 oppure inviando una mail all’indirizzo teniamocipemanoonlus@live.it.

Un pensiero dolce che può aiutare a regalare un sorriso a chi ne ha bisogno perché, come diceva Charlie Chaplin, “un giorno senza sorriso è un giorno perso”.


autore: EMIDIO PICCIONE

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